di Piero Bevilacqua
con Virginio Gazzolo e Patrizia de Bari
regia Tuccio Guicciardini
coreografia Patrizia de Bari
musiche originali Raffaele Brancati, Gennaro De Rosa, Luca Marino
video Andrea Montagnani
scenografia e luci Loris Giancola
“L’Aquila che all’alba giunge in cima alla rupe dove Prometeo è incatenato non è l’aguzzina che divorava ogni giorno il suo fegato. Nessuno, ormai da tempo, tormenta più quel prigioniero, dimenticato anche dagli Dei, che sembra abbiano abbandonato la Terra. L’uccello è una creatura misteriosa, in fuga da nemici che gli danno la caccia, forse sopravvissuta a un’oscura catastrofe. Tra i due si apre un dialogo, che dura per tutto l’arco del giorno. In un contrappunto spesso teso e aspro, Prometeo – che sostiene le ragioni dell’umana liberazione, grazie alla tecnica – si scontra con gli esiti storici del dominio tecnologico sulla natura e sulla vita che l’Aquila non manca di rappresentargli e di rimproverargli. In un confronto che si fa sempre più serrato e drammatico i due attraversano i grandi temi della guerra, dell’amore, della morte, rappresentando, in forma d’incomponibile contrasto i conflitti e i dilemmi che lacerano l’odierna condizione umana.”
Piero Bevilacqua
Virginio Gazzolo nelle vesti di Prometeo innesca un incalzante dialogo con l’Aquila, accompagnato da una partitura musicale percussiva appositamente composta. L’incontro/scontro tra parole e musica genera visioni sul conflitto tra natura e artificio, visioni che si materializzano nei video che supportano l’essenziale costruzione scenica. La parola e il suono mutano in un paesaggio immaginifico dentro il quale l’Aquila si sdoppia per diventare corpo dinamico nell’azione di una danzatrice, che con il gesto tenta di decodificare la complessa potenza della parola. I ritmi innescati dai diversi linguaggi presenti sulla scena diventano serrati e coinvolgenti, non concedono tregua e dipanano sotto i nostri occhi due visioni conflittuali delle cose e della storia umana, sottolineando marcatamente lo spietato dialogo tra l’Aquila e il Titano incatenato. Prometeo e l’Aquila sviluppa un tema intricato, in cui il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, il buono ed il cattivo non sono immediatamente ed assolutamente distinguibili e mette a nudo tutte le angosce, le contraddizioni, le minacce presenti nella nostra contemporaneità.
Il lavoro debutta al Festival Magna Grecia Teatro, per il testo dello storico e saggista Piero Bevilacqua, già professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Roma «La Sapienza» che per l’occasione si presta al teatro. Una drammaturgia complessa e intrigante che rilegge l’antico mito di “Prometeo” che rappresenta fin dall’antichità la metafora del potere dell’uomo sulla natura in chiave contemporanea: una parabola del progresso con il suo rovescio e i conseguenti dilemmi.
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